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6 SETTEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:59

Un maggiore coinvolgimento degli specializzandi nel Servizio sanitario nazionale, l’introduzione di nuovi incentivi per arginare la carenza di personale nei reparti, l’istituzione di una scuola di specializzazione per i medici di famiglia, ma anche chimici, odontoiatri e biologi. E soprattutto l’attesa conferma del cosiddetto scudo penale a tutela dei medici. Sono i contenuti principali del disegno di legge delega – approvato il 4 settembre, dopo il passo falso dello scorso 4 agosto – pensato per riformare e riordinare le professioni sanitarie. Una misura che nasce con l’obiettivo di rendere più attrattiva la carriera nella sanità pubblica e frenare la fuga dei professionisti nel privato. Tra i provvedimenti più attesi, in tal senso, c’è senz’altro la stabilizzazione dello scudo penale per i camici bianchi. Un sistema – nato durante il Covid e poi prorogato – per salvaguardare il professionista da denunce e da richieste di risarcimento palesemente immotivate. Una protezione definitiva per chi esercita l’attività sanitaria, richiesta a gran voce da sindacati e associazioni di categoria viste le condizioni drammatiche in cui spesso sono costretti a operare i professionisti, continuamente esposti al rischio di commettere errori. Il problema è che il testo del provvedimento, dopo aver individuato il problema nella carenza di risorse umane e materiali disponibili nei nostri ospedali, più che cercare di risolverlo, lo dà per assodato e insuperabile. Introducendo uno scudo penale che, per quanto utile alla serenità dei professionisti, non affronta i numerosi temi alla radice della crisi.