Dalla panzanella toscana al som tum thailandese, passando per iceberg americane, papaya verde e tabbouleh libanese. L'insalata è più di un piatto leggero e veloce, può essere un pasto gustoso e raccontare storie dei luoghi lontani. Una selezione dal firmata New York Times raccoglie 23 ricette da tutto il mondo che non si limitano a «condire verdure», ma trasformano l’idea stessa di insalata in qualcosa di creativo, identitario, sorprendente. Ecco quali sono.
Garden Salad
È l’insalata «generica», ma può essere la più personale di tutte. Negli Stati Uniti la chiamano «house salad»: Una base di lattuga, carote, cipolla, cetriolo, pomodoro. Ma la sua forza è proprio la libertà: perché ogni stagione offre nuovi ingredienti e variazioni infinite. L’importante è il dressing, che tiene tutto insieme. Già nel 1699, l’inglese John Evelyn pubblicava il primo trattato sul tema, «Acetaria: A Discourse of Sallets», partendo dalla terra: coltiva, raccogli e condisci. Un principio ancora attualissimo, soprattutto per chi ama l’orto, o almeno l’illusione di averne uno nel piatto.
Caesar Salad
Cent’anni e non sentirli. La Caesar Salad nasce a Tijuana nel 1920 per mano di Cesare Cardini, cuoco italiano emigrato in Messico, che mescolava il tutto con grande teatralità davanti ai clienti americani in cerca di alcol e glamour oltre confine. Oggi è un’icona mondiale: lattuga romana, crostini croccanti, parmigiano, una salsa con acciughe, uovo, senape e lime. Il segreto resta nell’equilibrio: salino, cremoso, croccante.











