Puntuale come le giornate che si allungano, il frinire delle cicale e le istruzioni del Tg su come proteggersi dalla canicola, ecco che sulle nostre tavole torna lei, l'insalata di riso, ad annunciarci che l'estate è ormai un dato di fatto, inutile cercarla tra l'oleandro e il baobab. In vita mia, lo giuro, mai ho sentito qualcuno dichiarare a voce alta che l'insalata di riso fosse il suo piatto preferito. Eppure tutti, almeno una volta, l'abbiamo mangiata e in moltissimi continueremo a farlo, cosa che la rende forse la pietanza più democratica e vituperata di sempre. Colpa certo dei «buffet magna-magna» e dei malefici vasetti con il condimento pronto, ma non solo. Se la dovessi descrivere con un unico aggettivo, direi che l'insalata di riso è inafferrabile. Una, nessuna e centomila, impossibile sapere quante versioni ne esistano - facciamo minimo una a pianerottolo - e nessuna tra queste può vantare una ricetta vergata a mano da un monaco amanuense.