GEMONA DEL FRIULI (UDINE) - «Suo figlio le aveva dato e continuava a darle dei pensieri. A suo tempo l’avevo vista piangere». Dice così uno dei colleghi che lavoravano all’ospedale di Gemona del Friuli con Lorena Venier, l’infermiera di 61 anni che ha confessato di aver ucciso il figlio Alessandro, di 35 anni. «Lorena è una persona molto stimata in azienda e fra i colleghi ed è molto sensibile». Il sanitario (che chiede di restare anonimo) ricorda bene quelle lacrime di qualche tempo fa. «Risentiva di un rapporto con il figlio abbastanza combattuto, credo. Ma lei è molto riservata e non porta i problemi personali nell’ambiente di lavoro. Suo figlio, però, a quanto ho capito, doveva darle dei problemi da tantissimo tempo. Sembra fosse un tipo irrequieto. Le dava dei pensieri, anche perché non aveva un lavoro fisso. Di violenze, con noi Lorena non aveva mai parlato. Ultimamente, non so. L’avevo vista felice dopo la nascita della nipotina, sei mesi fa. Finalmente, questo forse poteva far pensare che il ragazzo si fosse tranquillizzato. Alla notizia della nascita della piccola, le avevo fatto i complimenti per essere diventata nonna».
Lorena Venier al lavoro dopo aver ucciso il figlio Alessandro, i colleghi dell'ospedale: «Suo figlio le dava pensieri. L’avevo vista piangere»















