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Ultimo aggiornamento: 15:52

Continuano a emergere dettagli sulla morte di Alessandro Venier, il 35enne ucciso e sezionato dalla madre e dalla compagna a Gemona del Friuli, provincia di Udine, lo scorso 25 luglio. Le novità emergono sempre dalla confessione della madre dell’uomo, Lorena Venier, infermiera di 61 anni che già ieri aveva raccontato quale fosse il piano iniziale, attendere che il corpo si consumasse per poi abbandonarne i resti in montagna.

Ora, nel corso dell’udienza di convalida davanti al giudice per le indagini preliminari, un nuovo elemento, la durata dell’omicidio. “Lo abbiamo stordito con un sonnifero attorno alle 17.30, ma è morto solo verso le 23, perché non riuscivamo a finirlo“, avrebbe detto la donna. “Ho svuotato un intero blister di medicinali nella limonata, ma non è stato sufficiente. A quel punto, gli ho fatto due iniezioni di insulina“, ha continuato, aggiungendo che il farmaco contro l’iperglicemia era in casa da circa cinque anni, da quando la donna aveva prelevato dal luogo dove lavorava alcune siringhe perché aveva “deciso di utilizzarle per uccidermi”, avrebbe spiegato agli inquirenti. “Una volta che anche l’insulina ha fatto effetto – ha aggiunto – Abbiamo provato a soffocarlo con un cuscino, ma Alessandro continuava a reagire, anche se era privo di forze”.