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Ultimo aggiornamento: 10:14

Cosa è accaduto in quella casa di Gemona, nella pedemontana friulana in provincia di Udine, per scatenare tanta rabbia e perfino una possibile premeditazione, che hanno portato alla morte violenta di Alessandro Venier, 35 anni, disoccupato, una vita di disagio e senza prospettive, qualche lavoretto per tirare avanti e la voglia di andare in giro per il mondo? La verità potrà emergere solo dall’intreccio dei racconti che saranno forniti al giudice delle indagini preliminari dalle due sospettate di un omicidio feroce, con il corpo dell’uomo fatto a pezzi e chiuso in un bidone dentro il garage, ricoperto di calce per impedire che l’odore della putrefazione potesse allarmare i vicini. Sono la madre e la compagna della vittima, Lorena Venier, di 62 anni, infermiera all’ospedale di Gemona, e Marylin Castro Monsalvo, 30 anni, cittadina colombiana e da sei mesi madre di una bambina. Sono state loro ad avvertire i carabinieri, evidentemente incapaci di sopportare più a lungo il peso del terribile segreto. La verità andrà però incrociata con i dati delle analisi mediche e dei riscontri ambientali, per capire se ci si trovi di fronte a un delitto preparato con cura o all’effetto di un banale litigio in casa, per la cena che l’uomo non aveva preparato, come da lui promesso alle donne.