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4 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 10:01

Togliere la vita, fare a pezzi il corpo, attendere che si consumasse e poi abbandonarlo in montagna. Era questo il piano di Lorena Venier, 61 anni, e Mailyn Castro Monsalvo, 30, madre e compagna del 35enne Alessandro Venier, ucciso e lo scorso 25 luglio a Gemona, in provincia di Udine. Due giorni dopo, il 27 luglio, l’uomo sarebbe dovuto partire per la Colombia assieme alla compagna e alla figlia di sei mesi. Un trasferimento che avrebbe lasciato sola la madre, preoccupata che i comportamenti del figlio, di cui conosceva una presunta tendenza agli scatti d’ira, mettessero a rischio la donna e la bambina.

“Pensavamo di poter fare tutto da sole, una volta sezionato, sarebbe bastato attendere che si consumasse prima di portarlo in montagna” è quanto detto agli inquirenti l’infermiera 61enne. La donna ha fornito agli investigatori una lunga confessione su quanto accaduto quel giorno. “Pensavo che con il tempo si sarebbe consumato. Successivamente, lo avrei portato in montagna per abbandonarlo lì, dove lui diceva che voleva fossero destinate le sue spoglie”, ha spiegato ancora, confermando come il fatto non abbia interessato altre persone al di là delle due donne.