GEMONA - «Sono stata io e so di aver fatto una cosa mostruosa». Sarebbero queste le parole di Lorena Venier, 61 anni, infermiera e mamma di Alessandro, il 35enne ucciso e fatto a pezzi la notte di venerdì 25 luglio. Il corpo smembrato del figlio, trovato nella giornata di ieri, giovedì 31 luglio, era stato sepolto con calce in un bidone e nascosto nella casa dove viveva con la moglie e la figlia di 6 mesi. La madre e la compagna, Mailyn Castro Monsalvo, hanno confessato il delitto, entrambe sono state arrestate. Slitta, invece, l'interrogatorio del pm alla 30enne di origini colombiane.

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La confessione di Lorena Venier di fronte al magistrato arriva a sette giorni dall'omicidio. «La mia assistita ha reso piena confessione di fronte al sostituto procuratore che l'ha interrogata - ha confermato, all'Ansa, l'avvocato Giovanni De Nardo, che patrocina la sua difesa - Come si può immaginare, era visibilmente scossa per la crudeltà della sua azione e per la contrarietà a qualsiasi regola naturale del suo gesto». Durante l'interrogatorio, la donna ha parlato dell'affetto che prova per la moglie del figlio, presunta complice nell'omicidio: «Mailyn è la figlia femmina che non ho mai avuto», avrebbe detto la 61enne al suo legale. «Forse in questo legame eccezionale - ha fatto sapere l'avvocato difensore, Giovanni De Nardo - può esserci la base e la spiegazione di ciò che è accaduto, anche se non intendo specificare altri particolari, che appartengono al segreto istruttorio».