All’inizio di agosto il New York Times ha pubblicato un articolo dominato dalla foto straziante di un bambino emaciato in braccio a sua madre. La didascalia diceva che si trattava di Mohammed Zakaria al-Mutawaq, bimbo nato sano 18 mesi fa ma ora affetto da una grave malnutrizione dovuta alla guerra. Come dice il vecchio proverbio americano secondo cui «una bugia può viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta mettendo le scarpe», quella foto rilanciata dagli account ufficiali del prestigioso giornale newyorkese e ripresa da tutte le testate è diventata in breve tempo il simbolo delle sofferenze di Gaza a causa di Israele e nulla è valso scoprire la verità, cioè che il povero Mohammed soffre in realtà dalla nascita di gravi disfunzioni neurologiche che gli impediscono di mangiare propriamente e che Israele non c’entra nulla.

Il NYT si è limitato a una precisazione su X attraverso l’account secondario di pubbliche relazioni @NYTimesPR seguito da appena 90mila persone, mentre su quello ufficiale seguito da milioni di follower non ha detto nulla. La Cnn ha fatto lo stesso, riportando fuggevolmente la verità durante una trasmissione. Altre foto pubblicate successivamente mostrano il piccolo Mohammed con la madre e il fratello, che a differenza di lui appaiono ben nutriti e per nulla emaciati. Il NYT è recidivo: su X aveva postato le fotografie della piccola Sila Rabah in teoria colpita da grave malnutrizione e atrofia muscolare, almeno fino al confronto con risultati di un’indagine di Rebuilding Alliance, che rivelavano come la bambina sia affetta in realtà da un disturbo cronico allo stomaco.