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1 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:41
Un soldato, di spalle. Sul fondo, una folla di palestinesi che osserva affamata dietro alle volute di un filo spinato. Al centro, due striscioni che recitano “100 milioni di pasti consegnati”. E’ una delle fotografie con cui l’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee ha celebrato su X la visita condotta questa mattina con l’inviato speciale Steve Witkoff al centro di distribuzione gestito dalla Gaza Humanitarian Foundation a Rafah, nel sud della Striscia.
L’effetto è straniante. L’amministrazione Trump ha voluto magnificare l’operazione con cui ha delegato la gestione degli aiuti umanitari nelle mani di una fondazione privata protetta da mercenari con un’immagine che racconta esattamente il contrario di ciò che intende comunicare. “GHF consegna più di un milione di pasti al giorno, un’impresa incredibile!”, ha esultato Huckabee su X nello stile trionfalistico al quale ci ha abituato la retorica del presidente degli Stati Uniti, nonostante le principali organizzazioni internazionali a partire dalle Nazioni Unite abbiano più volte avvertito che il sistema di distribuzione non funzioni – secondo i dati del Cogat, l’agenzia israeliana che ancora controlla le spedizioni di aiuti nell’enclave, fra marzo e giugno nella Striscia sono entrate sole 56mila tonnellate di cibo, meno di un quarto del fabbisogno minimo per quel periodo – e che anche i pasti distribuiti dalla Ghf non siano che una goccia nel mare. E nonostante il fatto che dal 27 maggio, giorno in cui è entrata in funzione, dinanzi ai suoi cancelli 1.373 palestinesi siano stati ammazzati a colpi d’armi da fuoco mentre chiedevano cibo.










