Saranno i missili, le bombe, le «armi magnifiche» di Trump nei cieli iraniani, o la drammatica consapevolezza che il mondo è sull’orlo di un precipizio atomico, ma per una volta, forse la prima volta da quando Giorgia Meloni è approdata a Palazzo Chigi, le comunicazioni in vista del Consiglio europeo non deflagrano nella consueta rissa verbale. Lo scontro tra maggioranza e opposizione è duro però non trascende, persino le più gravi divergenze si sforzano di restare più aggrappate ai contenuti che alla propaganda e alla donna che guida il governo non saltano i nervi nemmeno durante la replica: tono pacato e accenti contenuti persino quando risponde ai tanti che le rimproverano di non aver nominato, causa imbarazzo, i presidenti di Stati Uniti e Israele.
Meloni alla Camera, la sfida a distanza tra le leader. Dall’Odissea al Vietnam le «lezioni» di Crosetto e Nordio
Per la prima volta in Aula toni non incendiari. Il siparietto con Faraone















