La giornata di Giorgia Meloni in Parlamento. Iniziano alle 9.30 al Senato le comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. Sono pieni i banchi del governo. La premier arriva in aula vestita con un tailleur color crema. Ai suoi fianchi siedono i due vicepremier: Tajani e Salvini. Meloni, prima di accomodarsi, ha scambiato qualche battuta con Pier Ferdinando Casini.
"Né complici né isolati" - "Il governo non è né complice né isolato e non si sottrae dal confronto. Serve coesione, non banalizzazioni", perché affrontiamo "una crisi tra le più complesse degli ultimi decenni. Serve lucidità". "Sono qui per confrontarmi con le forze politiche su come affrontare la crisi in Medio Oriente, che con i suoi effetti investe direttamente la sicurezza, l'economia e gli interessi italiani ed europei".
"Mi schierai con Draghi" - Compattiamoci intorno agli interessi nazionali, no a un unamimismo peloso". "L'Italia parli con una sola voce". Quindi Meloni ricorda che quando Fratelli d'Italia era all'opposizione "mi schierai con Draghi dopo l'aggressione russa all'Ucraina".
"Ucraina, Hamas, l'Iran" - "L'Italia non prende parte e non intende prendere parte all'intervento" militare di Usa e Israele in Medio Oriente, sottolinea ancora la premier. Un intervento che va inserito nell'ottica di una risposta alla invasione dell'Ucraina e all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Due momenti cruciali: "Così è venuto meno l'ordine mondiale condiviso"."Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto un punto di svolta ben previso ovvero l'anomalia dell'invasione di una nazione vicina da parte di un membro permanente del Cosiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e cioè proprio di quell'organismo che del diritto internazionale dovrebbe essere il primo garante".








