«Potenziali rischi enormi» dall’escalation in corso in Medio Oriente. Non prende le distanze dall’attacco agli impianti nucleari iraniani ordinato da Trump, Giorgia Meloni. Anzi: in 45 minuti di intervento e 15 di repliche, come le rinfacciano le opposizioni, la premier non nomina mai l’inquilino della Casa bianca. Eppure la preoccupazione per la crisi in corso è palpabile, nelle parole della presidente del Consiglio. E che il clima sia diverso dal solito, a Montecitorio, lo testimonia il tentativo di Meloni di non raccogliere i guanti di sfida che le piovono addosso dalla metà sinistra dell’emiciclo, quando mette in chiaro di non voler «rispondere alle polemiche e ad alcune falsità» rimandando al prossimo round «i toni da campagna elettorale».
Militari italiani in Medio Oriente, l'allarme per l'attacco iraniano in Qatar e l'ingresso nei bunker in Kuwait. Rischio escalation nel Mar Rosso
Le comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo vanno in scena in un frangente che definire delicato è poco. Meloni prende la parola alla vigilia del vertice Nato chiamato a dare semaforo verde all’aumento delle spese militari al 5% del Pil, nelle stesse ore in cui Teheran risponde ai raid Usa con missili contro le basi americane a Doha. Più tardi la premier esprimerà «sincera vicinanza» al Qatar, spingendo sulla necessità di «ritornare immediatamente al tavolo negoziale per una prospettiva di pace». Intanto si valuta di spostare l’ambasciata di Teheran in Oman.
















