Calma e gesso. Giorgia Meloni chiede ai suoi ministri nervi saldi davanti al caos mediorientale. Evitando di cedere ad «allarmismi» o al vocabolario bellicista. Non è semplice. La situazione è seria e l’azzardo iraniano firmato Donald Trump può presentare un conto salato al governo. Anche in termini di consenso, se non si prenderanno precauzioni per evitare che le bollette degli italiani schizzino alle stelle.

Si concentra su questo un round di riunioni a Palazzo Chigi presiedute ieri mattina dalla premier. Che ha incontrato gli amministratori delegati di Eni e Snam, Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, chiedendo loro entro ventiquattro ore una “mappatura” dell’impatto della guerra sul mercato energetico italiano dell’oil and gas.

Oggi stesso i manager risponderanno con stime e tabelle. Fari accesi sul Qatar, uno dei Paesi del Golfo finiti nel mirino della rappresaglia iraniana: è il secondo fornitore mondiale di gas liquido naturale (Gnl) all’Italia con nove carichi consegnati da inizio anno. Ad oggi non c’è un allarme immediato sulle scorte: stando ai dati di marzo in mano al governo, gli stoccaggi italiani di gas naturale ammontano al 49,5% a fronte di una media europea del 38%. Ma sono i tempi della guerra a fare la differenza. Un conflitto prolungato può fare danni seri al sistema Paese e assestare un colpo durissimo alle bollette degli italiani. Stime informali in mano a Palazzo Chigi parlano di un rincaro totale di quasi 20 miliardi di euro a fronte di una guerra che si prolunga dai sei mesi a un anno. Una Manovra extra da scongiurare a tutti i costi. E di una guerra lunga parlano anche i report dell’intelligence italiana compulsati dalla presidente del Consiglio in queste ore: l’offensiva di Trump e Netanyahu contro il regime iraniano può durare mesi. Di qui il governo che si mobilita.