Fare "tutto il possibile".

Anche se non è ancora ben chiaro quali siano i margini per la ripresa di una iniziativa "diplomatica", perché "le parti tornino al dialogo", Giorgia Meloni fa sapere che il governo ce la sta mettendo tutta. La guerra in Medio Oriente, scatenata dalle operazioni americane e israeliane contro l'Iran, spaventa le opinioni pubbliche di mezza Europa e la premier già di primo mattino si fa sentire, via social, per assicurare che l'attenzione del governo è massima. Così come massimo è lo sforzo di "coordinamento" con i principali partner europei, sugellato da una call nel formato E4 (Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna), di cui lei stessa, raccontano, aveva parlato con Friederich Merz e che si è tenuta, nel pomeriggio, per fare il punto con i Paesi che più di altri hanno relazioni, interessi, e connazionali, nell'area del Golfo.

Anche il settimo giorno dall'inizio delle ostilità - che la premier passa a Palazzo Chigi prima di spostarsi a Verona per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - è stato fitto di contatti. E di riflessioni sui rischi di una escalation e sull'impatto del conflitto nella percezione popolare. Si guarda con attenzione ai sondaggi, commissionati anche nelle ultime ore, che registrano un forte distacco dei cittadini rispetto all'offensiva di Donald Trump. A differenza di quella in Ucraina, ragionano nel centrodestra, questa guerra "gli italiani non la capiscono e non la vogliono". Una variabile non secondaria per chi ha puntato molto finora sul rapporto con Washington e deve affrontare a breve il test referendario.