Guerra e bollette. Giorgia Meloni prova a disinnescare in Europa le mine politiche sparse da Donald Trump sulla strada dei suoi alleati. E sul cammino del governo italiano. Serve una dose extra di pragmatismo alla presidente del Consiglio per muoversi in un summit europeo teso e denso di insidie. A Bruxelles arriva con una missione prioritaria: ottenere una revisione del sistema di scambio di emissioni di Co2 Ets per ridare fiato alle aziende italiane vessate dalla guerra in Iran. E di conseguenza alleviare il peso della crisi per gli italiani.
Missione completata, per ora, solo a metà. La premier inizia a tessere la tela nel faccia a faccia con il cancelliere tedesco Friedrich Merz alla vigilia, fra gli stucchi dell’Hotel Amigo, prosegue l’indomani con una sessione dedicata alla competitività europea. La sospensione degli Ets, chiesta dall’Italia insieme ad altri nove partner Ue, si scontra sul muro dei Paesi nordici, della Spagna e dei big europei, a partire da Francia e Germania. Ma si apre uno spiraglio per la concessione di “deroghe” della Commissione europea sulle emissioni ai singoli Stati membri. Caso per caso. Del resto, ricorda la presidente del Consiglio ai suoi alleati riuniti all’Europa Building, quella iraniana è «una crisi asimmetrica» che colpisce il mercato energetico italiano più di qualunque altro. Insomma, è la richiesta, Roma ha bisogno di una moratoria sulle regole del Green Deal per poter finanziare sostegni «nel breve termine» a cominciare dal nuovo decreto bollette.






