Sono ore frenetiche sull'asse Roma-Washington. Giorgia Meloni resta attaccata alla cornetta telefonica. Ha sentito Zelensky giovedì, continui sono i contatti con i leader europei - Macron, Starmer, Merz - per preparare un vis-a-vis che può passare alla storia. Tanto più se i due arcinemici, il presidente ucraino con la mimetica e lo zar russo, finiranno nella stessa stanza. Dopo una prima call giovedì, al fianco del sottosegretario e autorità delegata agli 007 Alfredo Mantovano, ieri sera il consigliere diplomatico della premier, Fabrizio Saggio, ha avuto un contatto con gli omologhi europei e il governo americano.

Ne seguiranno altri. E a Roma i riflettori sono puntati sulla visita del vicepresidente americano JD Vance a Londra. Attenzione: non una visita qualunque. Sarà lui, per conto di Trump, a seguire il dossier ucraino con gli alleati europei nei prossimi giorni. La trattativa però è in stallo. Nei continui colloqui con gli alleati, nel formato "E4" - Italia, Francia, Germania, Polonia - le conversazioni vertono sulla sostanza dei negoziati. Di fatto arenati, al momento, su questioni per nulla secondarie. Gli europei hanno fatto sapere a Zelensky, insieme agli americani, che non ci potrà essere alcuna pace senza concessioni. Si parte dalle regioni del Donbass - Donetsk e Luhansk - occupate ormai quasi per intero dalle truppe russe. Il problema è che i russi non sono disposti a fare altrettanto. Ovvero a restituire, come ha suggerito a Putin l'inviato di Trump Witkoff, il Kherson e Zaporizhzhia. Se non è un vicolo cieco ci assomiglia molto. Dietro le quinte, russi e americani si parlano. E abbozzano un'intesa. Anticipata da Bloomberg ieri, prevede l'interruzione degli attacchi russi su Kherson e Zaporizhzhia e il congelamento dei combattimenti sull'attuale linea del fronte. Fin qui la tregua. Ma è sulle reciproche rivendicazioni che l'intesa rischia di andare in fumo. Putin, riferisce l'agenzia, esige l'intero Donbass, il riconoscimento ucraino della Crimea come parte del territorio russo. E ancora, il ritiro di tutte le truppe ucraine oltre la linea del Donbass: un risultato che il presidente russo non è riuscito a ottenere sul campo dopo tre anni di combattimenti. Se così fosse, Putin otterrebbe una vittoria netta al tavolo delle trattative. Sicché lo stallo prosegue.