Dopo l’allarme terre rare lanciato dal settore dell’automotive, dove si registrano le prime fermate di fabbriche in Europa, la stretta cinese sulle forniture ha cominciato ad allentarsi, sia pure in modo ancora molto graduale.

Pechino negli ultimi giorni ha accelerato il passo di approvazione delle licenze di esportazione, con qualche concessione anche nei confronti di acquirenti negli Stati Uniti. Intanto anche i dati sulla bilancia commerciale cinese, pubblicati lunedì 9, mostrano una netta ripresa dell’export a maggio: addirittura c’è stato un aumento del 23% su base mensile – a 5.865 tonnellate, il massimo da un anno – anche se i numeri sono da prendere con le molle in quanto riferiti all’intero gruppo di questi metalli strategici, che sono in tutto 17, di cui però solo 7 oggetto dei rigidi controlli imposti il 4 aprile dal Governo della Repubblica popolare (nello specifico si tratta di samario, gadolino, terbio, disprosio, lutezio, scandio e ittrio).

Dati più dettagliati – e relativi anche ai magneti con terre rare, le cui forniture sono state ugualmente ristrette – si conosceranno solo più avanti, tra il 18 e il 20 giugno. Ma nel frattempo, come si diceva, si inizia ad intravvedere qualche segnale di distensione: manifestazioni di buona volontà, se non altro, che a Pechino possono tornare utili al tavolo di trattative con gli Stati Uniti e nel confronto – più pacato, ma comunque denso di temi spinosi – con l’Unione europea.