Da un lato i dazi di Trump, dall’altro la stretta cinese sulle terre rare, che sembrava diretta a colpire soprattutto gli Stati Uniti e che invece sta facendo chiudere fabbriche anche in Europa. La mancanza di questi minerali critici e dei supermagneti che li contengono (anch’essi “made in China” e sottoposti a restrizioni all’export) ha già costretto a fermarsi «diversi» stabilimenti e linee di produzione di componenti per auto nel Vecchio continente, mentre altri potrebbero interrompere l’attività «nelle prossime 3-4 settimane», ha avvertito la Clepa, associazione europea dei fornitori del settore automotive, confermando la gravità di un allarme che circola già da qualche tempo anche in altre aree del mondo.
Ford Motor ha ammesso che per gli stessi motivi a maggio ha dovuto sospendere per una settimana la produzione del suv Explorer in uno stabilimento di Chicago, riferisce il Wall Street Journal. In parallelo si sono moltiplicati gli appelli a trovare una rapida soluzione politica per sbloccare i rifornimenti di terre rare, oggi ridotti al lumicino a causa della lentezza con cui Pechino sta rinnovando le licenze di esportazione.
Proprio questa lentezza ha scatenato l’ira di Donald Trump, spingendolo la settimana scorsa ad accusare la Cina di aver tradito gli accordi di Ginevra, con cui i due Paesi hanno abbassato i dazi reciproci per 90 giorni.









