ROMA – Il problema ha già investito le case automobilistiche degli Usa, ma presto potrebbe toccare anche quelle europee. Negli States i produttori stanno cercando soluzioni alternative alle restrizioni imposte dalla Cina sulle esportazioni di magneti in terre rare, indispensabili per i motori delle vetture elettriche, tra cui lo spostamento della produzione nel Paese del Dragone. La possibile soluzione viene indicata dal Wall Street Journal che cita fonti bene informate.

Una questione che non riguarda solo le quattro ruote. Gran parte della tecnologia mondiale, dagli smartphone ai caccia F-35, si basa su questi magneti. E ad aprile Pechino ha imposto alle aziende di chiedere l'autorizzazione per poter esportare i magneti realizzati con terre rare, tra cui disprosio e terbio. La Cina controlla circa il 90% della fornitura mondiale di questi elementi, che consentono ai magneti di funzionare ad alte temperature. Il Dragone avrebbe dovuto ammorbidire i vincoli sulle esportazioni dei magneti nell'ambito della tregua di 90 giorni con la Casa Bianca, ma di fatto Pechino ha rallentato le autorizzazioni. Trump ha accusato la Cina di aver violato l'accordo, ma il gigante asiatico ha respinto le accuse, stigmatizzando le "misure discriminatorie e restrittive" adottate da Washington, tra cui il blocco sulle esportazioni Usa di chip per l'IA. I magneti realizzati con le terre rare si sono trasformati in una delle leve su cui Pechino agisce per negoziare con gli Usa i dazi.