La piazza di sabato prevale sul flop dei referendum.
Il mancato raggiungimento del quorum non sembra pesare troppo sul percorso che Pd, M5s e Avs hanno avviato in vista delle politiche del 2027. Certo, il dato dell'affluenza è stato insufficiente e la sconfitta in una battaglia combattuta tutti insieme in prima linea brucia eccome. Ma la delusione non appare così grande da azzoppare la volontà di continuare - piano piano, poco alla volta - a provare l'esperimento unitario.
Insomma, per ora l'entusiasmo per i 300 mila portati a Roma al corteo per Gaza si impone sullo sconforto per la sconfitta nei quesiti su lavoro e cittadinanza. Se contraccolpi ci saranno, saranno legati al riacutizzarsi dei maldipancia interni al Pd, che potrebbero distogliere le energie della segretaria Elly Schlein, sempre "testardamente" impegnata nella creazione di un'alleanza.
A urne appena chiuse, i riformisti del Pd le hanno subito fatto capire che intendono farle pesare il fatto di aver coinvolto il partito in un'impresa che loro ritenevano sbagliata. E che è stata persa. Anche per il presidente Pd Stefano Bonaccini, leader della minoranza interna, sempre cauto nella polemica, "quando oltre due terzi degli italiani non rispondono è necessario riflettere". L'europarlamentare Pina Picierno, una fra le voci più critiche con Schlein, è stata invece diretta: "è stato un regalo enorme a Giorgia Meloni". Ma la segretaria non si è mossa di un centimetro: "Era giusto così", ha risposto. Che implica un sostanziale: "E vado avanti così".











