Dire che il cosiddetto «campo largo» è morto con la bocciatura dei referendum di domenica e lunedì è vero, ma solo in parte. Il modo in cui qualunque critica alla strategia delle opposizioni è stata zittita con fastidio, dimostra che quello schema non cambierà: né di qui alle elezioni regionali di autunno, né in vista soprattutto delle Politiche, quando ci saranno. Basta intendersi sul significato di questa continuità. Non significa che il Pd di Elly Schlein, il M5S di Giuseppe Conte, la sinistra ecologista di Avs, e IV di Matteo Renzi considerino davvero la strategia vincente.
Un «campo largo» che sopravvive alla sconfitta del referendum
I leader del centrosinistra allargato vedono in un’alleanza «di cartello» una sorta di garanzia di sopravvivenza e di spartizione dei seggi in vista del 2027









