Vendono i referendum come lo strumento per migliorare le condizioni dei lavoratori e «rendere il Paese più giusto», come dice Elly Schlein. E con queste motivazioni spingono sugli elettori di centrodestra, affinché pure loro vadano ai seggi. «Ci rivolgiamo a tutti», ripete da settimane Maurizio Landini. «Chiediamo a tutte e tutti di andare a votare», predica la segretaria del Pd. E si capisce perché: si rivolgessero solo agli iscritti della Cgil e agli elettori di Pd, M5S e Avs, le possibilità di farcela sarebbero zero; così, invece, possono sperare di giocarsela. Ma è una bugia, una trappola, e tra loro c’è chi lo ammette. Tipo Francesco Boccia, il capogruppo del Pd al Senato. Parole sue di ieri, testuali, rilasciate a Radio Cusano: «La premier Meloni ha preso alle elezioni 12 milioni e 300 mila voti, se al referendum andassero a votare 12 milioni e 400mila persone, sarebbe un avviso di sfratto alla presidente del consiglio. Significherebbe che un pezzo di Paese sul lavoro e sulla cittadinanza le sta dicendo “non ci piace come stai governando”».
Notare: Boccia non punta al superamento del quorum, che è assai più in alto, e nemmeno dice che se i «Sì» fossero oltre 12 milioni, Meloni dovrebbe andarsene: gli basta che quello sia il numero di chi va ai seggi. Così include tra i “suoi” il forzista Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, e Maurizio Lupi e gli altri parlamentari di Noi Moderati, che fanno parte della maggioranza e voteranno cinque «No». E, assieme a loro, arruola nell’opposizione tutti gli italiani che vogliono che il governo di Giorgia Meloni resti in carica, ma che andranno comunque a mettere la croce sui «Sì» o sui «No», credendo di votare sul Jobs Act e sulla cittadinanza agli stranieri, e non per avviare una crisi di governo. Invece è proprio questo che il Pd intende fare: usare i loro voti come pallottole da sparare su palazzo Chigi. Non è l’idea di uno solo. Il senatore di Bisceglie ha il merito della schiettezza, ma è la linea di tutto il partito, che Schlein e i suoi hanno già veicolato ai media. Lo ha scritto giorni fa, tra i tanti, La Stampa: «Filtra dal Pd una strana teoria alla quale si aggrapperebbero sia Schlein sia Landini in caso di invalidità per astensionismo dei referendum sul lavoro e sulla cittadinanza. E cioè: in caso di raggiungimento di 12 milioni di voti espressi non si potrebbe parlare di sconfitta, ma si dovrebbe riconoscere una quasi-vittoria del fronte dei promotori».















