Si susseguono da ieri, 9 giugno, gli appelli di esponenti del centrosinistra a rispettare quanti si sono recati ai seggi per il referendum che avrebbe dovuto imprimere la spallata decisiva al governo Meloni. Dopo il goffo tentativo di intestarsi i 14 milioni di votanti come se si trattasse della base elettorale del centrosinistra i leader hanno cambiato registro: vanno tenuti in considerazione questi elettori che hanno creduto nello strumento referendario. Si è distinto nell’appello in particolare Giuseppe Conte, che ha approfittato della difficoltà del duo Schlein-Landini per inanellare una raffica di dichiarazioni che tradiscono l’ansia di riprendersi la scena. Come al solito, dunque, il campo largo subisce sconquassi dopo aver dato cattiva prova di sé: lo testimonia la lite verbale sulla cittadinanza tra Magi e il M5S.
Ma la questione del rispetto dei cittadini votanti merita un approfondimento. Siamo dinanzi a un vero paradosso: quando gli elettori votano secondo i desiderata della sinistra sono maturi, coscienziosi, progrediti, più responsabili del resto del volgo egoista che è andato al mare o è rimasto a casa. Fa fede di ciò quanto sostenuto dal sociologo Marco Revelli. Secondo lui non ha fallito Landini ma è la democrazia ad essere mortalmente malata. Perché non si cura del tema del lavoro richiamato all’articolo 1 della Costituzione. Eppure c’è stata recentemente l’approvazione di una legge, quella sulla partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese, che viene ignorata da sinistra quasi con disprezzo.













