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Manca chiarezza anche nelle decisioni da parte degli Ermellini, ma intanto i ricorsi vanno avanti
Proseguono copiosi i ricorsi contro le sanzioni comminate tramite autovelox, tuttavia chi si aspettava una maggiore chiarezza in merito alla questione rimarrà deluso da due sentenze della Corte di Cassazione in contrasto tra loro, firmate nello stesso giorno dal medesimo relatore. Se infatti da un lato la prima stabilisce che la non omologazione dell'apparecchio sia sufficiente per annullare la multa, dall'altro la seconda ordinanza aggiunge che oltre a questo requisito sia necessario presentare anche una querela di falso nei confronti del responsabile e firmatario del verbale. Questa ambiguità di giudizio è un chiaro segnale del livello di confusione che regna nell'ambito in esame.
Furono proprio gli Ermellini a sollevare i primi dubbi circa le sanzioni derivanti dalle segnalazioni effettuate tramite autovelox: il 19 aprile del 2024 venne in sostanza sancita la differenza tra approvazione e omologazione dei dispositivi elettronici, e la Suprema Corte stabilì che in assenza della seconda ogni multa era da ritenersi nulla. Da quel momento in poi la linea seguita dai giudici era stata sempre la stessa: il ricorso vinto dall'automobilista comportava l'annullamento della sanzione pecuniaria e la restituzione dei punti tolti alla patente.









