C’ è da impazzire in tema di autovelox, o almeno sulle prescrizioni e le sentenze nelle aule di giustizia. E ieri la notizia più incredibile è venuta dalla Cassazione. Due ordinanze, firmate nello stesso giorno, dalla stessa sezione della Cassazione e con lo stesso relatore. Una stabilisce che le multe elevate tramite autovelox sono tutte da annullare, perché gli strumenti sono stati approvati ma non omologati. L’altra conferma questo orientamento, ma alza l’asticella per gli automobilisti e aggiunge che, per ottenere l’annullamento delle sanzioni, serve anche una querela di falso contro chi ha redatto il verbale.
Viene davvero da dire povera Italia. Anche perché poi si scopre altro, e lo rivela il ministro Matteo Salvini intervistato per “Il giorno de La Verità” da Maurizio Belpietro. Il vicepremier sarà costretto a presentare un emendamento in aula contro i comuni che non informano il Ministero - e quindi gli italiani - sulla presenza degli autovelox nei loro territori, né sulle modalità alla base della decisione di installarli. Dice Salvini: «Al decreto Infrastrutture verrà presentato un emendamento per cui se i Comuni non dicono al ministero quanti autovelox ci sono, dove sono e quando sono stati installati, quell'autovelox non esiste e non può fare multe, quindi l'automobilista può ricorrere». E aggiunge: «L’autovelox deve essere uno strumento di prevenzione e sicurezza, non può essere una tassa occulta. Il decreto va convertito entro questa estate quindi il mio obiettivo per l'estate 2025 è avere la mappa degli autovelox». Anche per evitare il pasticcio approdato in Cassazione.








