Autovelox bocciato. Ancora una volta. E, con questa, sono sei le pronunce della Corte di Cassazione in 18 mesi sulla questione delle omologazioni delle apparecchiature. Tutte con la stessa motivazione: l’autorizzazione all’installazione degli autovelox non equivale alla loro omologazione. Questa volta, a chiedere l’intervento della Suprema Corte è stato un automobilista di Pescara che viaggiava su una Statale a poco meno di 90 chilometri l’ora anziché i 70 previsti dalla segnaletica sulla strada.

L’ANALISI

Autovelox, le nuove regole non fermano le multe

Una contravvenzione che risale al 2021, convalidata dal giudice di pace e in secondo grado dal tribunale di Pescara. La Cassazione si è espressa a fine settembre (Seconda Sezione civile, presidente Mauro Mocci), stroncando l’interpretazione data da giudice di pace e tribunale citando «l’ormai consolidato orientamento» basato sulla semplice lettura del Codice della Strada, articolo 142, comma 6. «Prevede che solo le apparecchiature debitamente omologate forniscono dati da ritenersi fonti di prova», scrive la Cassazione. Norma da leggere assieme «all’articolo 192 del regolamento di esecuzione del Codice della Strada» che «disciplina controlli e omologazioni» e «contempla distinte attività e funzioni dei procedimenti di approvazione e di omologazione».