Entra nella fase finale il festival di Cannes. Oggi tre film in concorso e a Un Certain Regard l'altra Italia, dopo la Roma dell'applaudito Fuori di Mario Martone in corsa per la Palma d'oro, con Le città di pianura di Francesco Sossai ambientato nel Nordest. Il tappeto rosso è tutto per Paul Mescal, la stella nascente di Normal People e Il Gladiatore 2 che in The History of Sound del sudafricano Oliver Hermanus è protagonista con Josh O'Connor (assente, arriverà in finale per The Mastermind?) di una storia d'amore gay tra due giovani musicisti folk nell'America rurale mentre in Europa scoppia la prima guerra mondiale. Basato sull'omonimo racconto di Ben Shattuck verrà distribuito in Italia da Universal. Sempre per il concorso altri due film che esplorano dolorose storie familiari. Romeria della regista spagnola Carla Simon (aveva vinto un Orso d'oro con Alcarras a Berlino nel 2022) segue una giovane donna catalana in un viaggio in Galizia alla ricerca dei suoi genitori tossicodipendenti morti di AIDS, ripercorrendo la sua stessa storia. E Sentimental Value, del norvegese Joachim Trier con protagonista l'americana Elle Fanning, Stellan Skarsgard e la sua attrice feticcio Renate Reinsve (The worst person in the world) racconta le ferite del rapporto tra un padre grande attore e la figlia anch'essa artista. Nel dramedy (sarà in sala con Teodora e Lucky Red) il padre propone alla figlia di interpretare un film sulla loro famiglia e la casa antica in cui da generazioni abitano, ma lei rifiuta. Durante una sua retrospettiva a Deuville, incontra poi una giovane star di Hollywood (Elle Fanning) e le offre il ruolo originariamente scritto per la figlia. Le città di pianura del bellunese Francesco Sossai, è una commedia di atmosfere, on the road, un girovagare anche molto notturno, passando di bar in bar. "Volevo fare un film sulla decostruzione di questo mito del Nordest, riuscire ad entrare in una zona d'ombra e a raccontare oggi, il luogo in cui viviamo", dice all'ANSA Sossai. Al centro della storia due balordi perditempo, "due cinquantenni persi dentro i bar - interpretati da Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano - una categoria molto poco raccontata al cinema ma che invece è reale dalle mie parti, ne conosco tanti come loro. E rappresentano molto bene un forte senso di spaesamento che viviamo". Nel loro vagare incrociano un giovane studente (Filippo Scotti) universitario di architettura, fuori sede e concentrato nel suo progetto di studio. "Fare un film contro l'ansia performativa del Nordest significava per me fare un film anche contro l'ansia performativa del cinema, lasciare che questo strano trio vivesse lentamente le situazioni, un fluire del tempo", ha proseguito Sossai. Il film, prodotto da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa, una produzione Vivo film con Rai Cinema, uscirà in sala prossimamente con Lucky Red. Nella giornata anche due incontri speciali. Innanzitutto Jafar Panahi. Il regista dissidente iraniano alla sua prima apparizione ad un festival internazionale in 15 anni dopo che è stato dal 2009 perseguitato, incarcerato più volte, condannato per 20 anni a non poter realizzare film né a viaggiare: il suo Un simple accident, in concorso per la Palma d'oro, raccontando la storia di un torturatore scoperto dalle sue vittime è una sfida al regime. "Finiti questi giorni del festival tornerò in Iran - ha detto dopo aver raccontato nel dettaglio il trattamento riservatogli in carcere fonte di ispirazione per il film - Tutti gli iraniani ogni giorno compiono gesti sovversivi per il regime, pensiamo alle donne iraniane che camminano nelle strade senza velo. Il mio non è un caso speciale". E poi Jodie Foster, fuori concorso con Vie Privèe di Rebecca Zlotowski, in cui la star americana che mise piede a 13 anni per la prima volta sulla Croisette per Taxi Driver di Martin Scorsese palma d'oro nel 1977, ha il suo primo ruolo importante in lingua francese interpretando una psichiatra sicura di se che si trasforma in investigatrice. "Mi avevano già offerto ruoli in film francesi ma ero troppo spaventata per accettarli", ha detto l'attrice che a 62 anni ha conquistato "una voglia di leggerezza e di libertà di essere me stessa". Sull'amministrazione Trump che vuole cancellare i programmi DEI sull'inclusione, Foster omosessuale dichiarata, icona LGBT, ha detto che è uno sbaglio. "Spero non accada, perché vogliamo raccontare tutte le storie. Quando lo facciamo, ci guadagnano".