L' equazione: Torino uguale Parigi è inevitabile. A renderla credibile c’è la forza dei numeri. Il primo Salone nazionale del libro che ha chiuso i battenti ieri sera ha richiamato in cinque giorni centomila persone: tante quante hanno visitato la prima edizione del Salon du Livre svoltasi otto anni fa nella capitale francese. Successo sorprendente per gli organizzatori, ripensamenti e autocritiche da parte di chi aveva mostrato di non crederci, grossi affari e conti in regola. E già è in moto la macchina per la versione numero due del salone: con più spazio, più giorni e sempre qui a Torino. E naturalmente con qualche novità.

In treno all’alba e panino nello zaino, ecco il popolo del libro

di Cristina Palazzo e Adele Palumbo

17 Maggio 2025

«Coloro che erano perplessi, fin quasi a contrastare l’iniziativa hanno avuto occasione di cambiare idea», esordisce soddisfatto Guido Accornero, finanziere torinese e presidente del salone. «Se avessimo fallito sicuramente ci avrebbero imposto per il futuro un’altra sede. Di fronte al successo inconfutabile ci hanno proposto di trasformare la formula in salone itinerante. Abbiamo risposto che, a parte gli Stati Uniti dove il meccanismo può essere imposto dalle grandi distanze, è impensabile far funzionare al meglio un’organizzazione che fosse costretta a peregrinare per diverse città. Il salone resterà a Torino e si arricchirà di novità a proposito delle quali abbiamo già qualche idea».