In apparenza, è una piroetta densa di incognite: dalla rivoluzione giovane alla restaurazione, con un ct figliol prodigo, riciclato dopo la fuga, e un direttore tecnico strappato alla pensione a un passo dai 75 anni. Una più attenta riflessione, muta in realtà la prospettiva, ammantando di buon senso le scelte di Giovanni Malagò. Amico di Mancini, e allora? Non sovradimensiona certo un carneade, ma s’affida a un allenatore di lungo corso, per altro l’ultimo a vincere in nazionale, cameo in un ventennio di buio che non ha risparmiato nemmeno la sua gestione. Ovvio ricordarne esperienza e carisma, fondamentali in questa delicatissima fase azzurra, chiedere in loro nome di dimenticare la seduzione delle sirene arabe, ma ci teniamo a rimarcare anche la sensibilità verso i giovani, dai quali, con tutti i limiti, dovremo ripartire: Tonali, appena acquistato dal Tottenham per 108 milioni, fu chiamato a Coverciano da promessa del Brescia in Serie B e Nicolò Zaniolo ricevette la convocazione prima ancora d’aver esordito in A con la Roma. Si chiama coraggio ed è ciò che invidiamo alle altre scuole calcistiche: teniamocelo stretto e rinnoviamo la fiducia. Quanto a Claudio Ranieri direttore tecnico, basta la storia per giustificarne l’investitura: ha attraversato oltre mezzo secolo di calcio intrecciando competenza e signorilità, Sir per indole ed elezione - non è un caso che il suo trionfo più bello e impossibile sia la Premier League vinta con il Leicester - ma orgoglioso del Sor che riassume le origini romane, e ovunque s’è fatto apprezzare, mai una polemica prima di quella recente che ha portato, ironia del destino, al divorzio dalla Roma, la squadra del cuore, per la quale, rispettando un accordo preso, aveva detto no alla prima offerta azzurra, allora da allenatore. Accetta adesso da dirigente, ed è la persona giusta al posto giusto: saggezza ed equilibrio sono preziosi nei momenti di crisi, eppoi lui non è definito, con etichetta che a ben pensarci non rende piena giustizia, l’aggiustatore? Esattamente quel che serve a quest’Italia a pezzi. In ogni caso, al di là delle posizioni, è il momento di compattarsi per il bene azzurro e per questo abbiamo apprezzato le parole di Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A che non riteneva Mancini il candidato ct ideale: «Dopo ore intense e certamente non semplici, non possiamo che appoggiare la bontà della scelta effettuata dal presidente Malagò. È importante adesso guardare avanti con senso di responsabilità, unità e spirito di collaborazione».

La rinuncia a Pirlo provoca le dimissioni di Maldini e Leonardo: il presidente Figc prova a convincerli, poi si arrende. Bocciata l’ipotesi Thiago Motta allena…

Torna in pole la prima scelta del n°1 Figc. Ma Conte resta in corsa. Oggi atteso l’annuncio. Albertini e Ranieri tra i papabili a nuovo dt