A volte ritornano, scriveva Stephen King. Non a caso un maestro della letteratura horror. Ma insomma, potrebbe essere un bene la riapparizione di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia. Al tempo stesso, per onestà intellettuale sarà qui spiegato che potrebbe anche essere un male. Perché Giovanni Malagò, neo presidente della Federcalcio, ha gestito l’intera vicenda come peggio non si poteva. L’uomo, che pure come numero uno del Coni, l’intero sport del Bel Paese, aveva fatto ottime cose, beh, al pallone si è presentato con un autogol spettacolare. E ne pagherà le conseguenze, fidatevi.
Meglio dirlo subito e a scanso di equivoci. Se Andrea Pirlo non poteva guidare la nazionale perché legato ad una società russa di scommesse sportive, il Mancio è reduce da un’esperienza al servizio dei ricchissimi sauditi, con una spruzzata di Qatar. Gente non esattamente rispettosa dei diritti umani e civili. Almeno, risparmiamoci le ipocrisie in area di rigore. Per favore!.
Roberto Mancini ct dell'Italia nel 2023
Chiarito tutto ciò, Mancini Roberto da Jesi, dove è nato nel 1964, appartiene sicuramente alla memoria collettiva degli italiani. Per una serie di ragioni che lo hanno spesso reso raro, se non addirittura unico. Giovanissimo debuttò in serie A con la maglia del Bologna e in fretta si trasformò nella icona di una Sampdoria scudettata, diventando il pupillo del petroliere Mantovani. E ancora, quando stava in serie A da quasi vent’anni, il Mancio è stato capace di vincere un altro campionato con la maglia della Lazio. Segno di un talento che si ribellava alle gerarchie tradizionali, perché mica si può affermare che la Lazio e la Samp, senza di lui, abbiano collezionato trionfi in serie.











