Venezia, come tutti i grandi festival, è un arcipelago di tante sezioni parallele, con centinaia di film che fatalmente ricevono meno attenzione di quelli del concorso principale. Tra queste isole, dal 1984 è emersa la Settimana internazionale della critica (SIC), gestita autonomamente dal sindacato nazionale dei critici cinematografici italiani, in collaborazione con la Biennale.
Questa quarantunesima edizione l’hanno vinta il lungometraggio Prima della guerra di Tommaso Usberti (racconto intenso ma acerbo della provincia padana) e il corto E-I-E-I-O di Noemi Arfuso (spassosissimo dialogo tra due AI, un piccolo Black Mirror ironico e feroce). In netto contrasto col concorso di Venezia 83, che ha visto il cinema italiano a bocca asciutta – mentre almeno Nanni Moretti e Vanessa Scalera avrebbero meritato un premio.
Al Lido abbiamo fatto una lunga chiacchierata con la delegata generale che dirige la SIC da sei anni, Beatrice Fiorentino, 54 anni, capello corto argentato e grande energia: abbiamo cercato di capire com’è andata e quali sono le tendenze più interessanti tra i giovani autori. Ma abbiamo parlato anche di cinema americano e di horror, dello stato di salute della critica e della presenza femminile a Venezia.










