di
Chiara Maffioletti
Il direttore della kermesse commenta i dati positivi, in crescita rispetto anche allo scorso anno: «La giuria non ha capito i titoli italiani, largo ai giovani autori»
VENEZIA Il molo dell’hotel Excelsior era affollato già di prima mattina, ieri (tra i tanti in coda all’alba per salire sul motoscafo alla volta dell’aeroporto, anche il regista Stéphane Brizé, vincitore del Leone per la Migliore sceneggiatura, che ha pazientemente aspettato per 40 minuti che qualcuno lo venisse a prendere). Finiti anche gli ultimi festeggiamenti, insomma, il Lido torna alla sua placida calma, dopo due settimane folli di cinema, feste, appassionati e curiosi. Pochissime ore di sonno dormite, ma tra chi è riuscito a fare comunque sogni d’oro c’è certamente Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra. «Sono felicissimo — ammette —. E’ stata un’edizione che è andata benissimo e che ha avuto quasi l’unanimità dei giudizi positivi rispetto alla selezione». La qualità dei film in gara è stata apprezzata trasversalmente, da addetti ai lavori ma, soprattutto, dal pubblico «che è cresciuto ancora una volta».
E i numeri lo confermano: «Abbiamo raggiunto il record storico di 117.656 biglietti venduti, con un incremento del 14% rispetto al 2025, che già era stato un anno record. Non può che essere un bilancio estremamente positivo, probabilmente il più positivo degli ultimi anni». Non male per un’edizione che, sulla carta, spaventava per la grande assenza di Hollywood: niente titoli con grandi star capaci di generare il cosiddetto hype. Un’assenza risolta nel modo più semplice: con del buon cinema. «E’ un risultato che ci rende particolarmente soddisfatti — prosegue Barbera — perché dimostra che l’interesse per la Mostra non solo rimane forte, ma continua a crescere». E pazienza per i divi. Un po’ perché, alla fine, sono arrivati comunque, pur non essendo in gara. E poi perché il pubblico si è dimostrato più interessato ai film «e non è diminuito in conseguenza dell’assenza di qualche grande titolo hollywoodiano, ma è addirittura aumentato». E’ questo, secondo il direttore artistico, uno dei risultati più importanti della Mostra. I grandi titoli americani, spiega Barbera, «facevano da focalizzatore dell’attenzione generale» e in qualche caso rischiavano di mettere «un po’ in ombra la dimensione artistica della selezione».












