LIDO DI VENEZIA - Mancano poche ore e si saprà chi, in questa 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, si aggiudicherà il Leone d'Oro. La cerimonia di premiazione si terrà questa sera, sabato 12 settembre, e la giuria avrà l'importante compito di assegnare la celeberrima statuetta al film che ha ritenuto più meritevole per una serie di motivazioni. Tra i favoriti a salire sul primo gradino del podio c'è anche il documentario "Naza" - di Yuval Abraham e Rachel Szor, dedicato al sistema di attacco alla Striscia di Gaza incurante delle vittime civili - che, alla prima proiezione, ha ricevuto 25 minuti di applausi con standing ovation, stabilendo anche un nuovo record nella storia della kermesse. Il direttore della Mostra, Alberto Barbera ha commentato proprio il fatto che la pellicola sia in concorso.
Alberto Barbera su "Naza" Quando al direttore Alberto Barbera è stato chiesto se sarà proprio "Naza" a vincere il Leone d'oro, lui ha risposto: «Decide la giuria, io non decido nessun premio, scelgo solo di ammettere un film o meno. Non ho avuto dubbi nel farlo. Poi tutto il resto, la reazione critica, la reazione del pubblico o le decisioni della giuria non sono cose che dipendono certo da me, ma non ammetterlo sarebbe stato ingiusto. Un atto di codardia, uno sfuggire alla responsabilità di una scelta doverosa di fronte a quello che è successo».Standing ovation di 25 minuti per il documentario Naza sulla Palestina: nuovo record per la Mostra del Cinema VIDEO Possibili polemiche Barbera ha anche aggiunto: «Se mi aspetto polemiche? Certo, l'esercito israeliano ha detto che sono testimonianze anonime e false, ma è l'unica cosa che possono dire. È una difesa scontata, possono solo negare la verità. In ogni caso uno si può chiedere perché un documentario del genere, con questo peso e questa rilevanza, non sia stato messo fuori concorso. Uno perché è cinema, vero, non una cosa televisiva. Dopodiché viviamo in una situazione mondiale che definire catastrofica è dire poco. Di fronte a certi eventi è difficile restare indifferenti».












