Un programma da cui "esce rafforzata l'idea del cinema come straordinario strumento di conoscenza del reale": lo ribadisce Alberto Barbera, direttore della Mostra d'arte cinematografica di Venezia, presentando l'83/a edizione in scena dal 2 al 12 settembre. Una conferenza stampa nella quale è entrata da subito anche la polemica legata al taglio di due milioni da parte della Commissione europea alla Biennale, una decisione che lascia "sconcertato" Barbera, per quanto il direttore assicuri, insieme al presidente dell'istituzione veneta Pietrangelo Buttafuoco, che "non ci saranno ricadute sulle nostre attività". Tornando alla selezione, rovesciando le analisi catastrofiste degli ultimi mesi, emerge la buona salute del nostro cinema, con cinque titoli italiani in gara per il Leone d'oro, Succederà questa notte di Nanni Moretti, che torna alla Mostra a 37 anni da Palombella rossa; Marco Bechis con 'Ritorno a Buenos Aires'; Edoardo De Angelis con 'Il fuoco che ti porti dentro'; 'The Echo Chamber' di Andrea Pallaoro, dall'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci e 'L'estranea' di Paolo Strippoli, più una numerosa rappresentanza nelle altre sezioni. Evidente però anche il passo indietro sulla presenza di autrici in gara. L'anno scorso erano tre, quest'anno invece, tra i 20 titoli nel concorso, ci sarà una sola regista, la danese-egiziana May el-Toukhy con Woman Unknown. "È il minimo storico di questi ultimi anni" commenta il direttore della Mostra, sottolineando che "quest'anno la percentuale di film realizzati da donne sottoposti alla selezione di lungometraggi di finzione era minore del solito (intorno al 24%, l'anno scorso era quasi il 30%)". Una diminuzione che definisce "inquietante". Il direttore insiste comunque su come "alla Mostra tutti i maggiori problemi del contemporaneo si trovino riflessi o echeggiati in film che non si accontentano di essere semplice cronaca: le guerre, il cambiamento climatico, le migrazioni, le fratture e i conflitti famigliari, le crescenti tensioni sociali, il lascito delle vicende storiche del passato". Un racconto che, fra le varie sezioni, passa da Gaza con, fra gli altri, Conversation With the Sea di Muayad Alayan e Citizen Osama di Ahmed Hassouna o registi israeliani come Amos Gitai con Road to Jericho. Sergei Loznitsa che in Imperium riscopre un'inedita Unione Sovietica attraverso gli archivi cinematografici italiani. Il Leone d'oro Laura Poitras che con Rachel Mueller, nel corto 'They're Here' ritorna alle proteste di Minneapolis contro l'Ice e all'uccisione di Renee Good. Elon Musk viene passato al setaccio dal documentario di quasi quattro ore del premio Oscar Alex Gibney, Musk; Robert Pattinson è protagonista in Primetime, primo film di fiction del documentarista Lance Oppenheim, storia vera di un giornalista televisivo che con il suo programma puntava a sventare negli Usa le reti dei pedofili. In No Paradise If You Are Killed by a Woman di Halkawat Mustafa si racconta, ispirandosi a fatti reali, la vicenda di una cecchina curda che torna a Mosul per salvare la sorella dall'Isis. C'è una convincente parata di maestri internazionali, anche in concorso (aperto da Ink di Danny Boyle, dedicato a Murdoch): da Werner Herzog con Bucking Fastard interpretato da Rooney e Kate Mara a Look Back di Hirokazu Kore-eda (in gara quest'anno anche a Cannes), passando per Possible Love in cui Lee Chang-Dong rilegge un capitolo del decalogo di Kieslowski. Si annuncia un buon numero di divi: a cominciare dai Leoni d'oro alla carriera George Clooney e Ellen Burstyn, ma anche, fra gli altri, gli Oasis, per il documentario sulla loro reunion Don't Look Back in Anger di Dylan Southern e Will Lovelace; Russell Crowe per il suo film concerto/confessione What love builds; Penelope Cruz e Javier Bardem per Bunker di Florian Zeller. Ci sono autori Usa come Casey Affleck con Company, ma si conferma, come a Cannes, l'assenza dei blockbuster hollywoodiani: "Non erano pronti o non erano disponibili", assicura Barbera che fa gli esempi di Digger, il nuovo atteso film di Alejandro Gonzalez Inarritu con Tom Cruise "che non avrà anteprime nei festival"; 'The Social Reckoning' di Aaron Sorkin, seguito di The Social Network "di cui stanno rigirando alcune scene" e il nuovo film di David Fincher 'The Adventures of Cliff Booth' con Brad Pitt, seguito di 'C'era una volta a Hollywood' di Tarantino "che non è pronto, perché David ha avuto un problema personale". Questo è "un momento di difficoltà per i grandi studios hollywoodiani, di trasformazione, di merging, ricerca di nuove identità, difficoltà di imporre titoli sul mercato originale. Questo è il risultato", chiosa.