Una settimana di cinema giovane, quella della critica. Dal 2 al 12 settembre Beatrice Fiorentino punta ancora sulla scoperta di autori nuovi per la 41esima Settimana della Critica alla Mostra di Venezia: sette opere prime da quattro continenti, tra memoria, tecnologia, identità e corpi in trasformazione, e due eventi speciali fuori concorso. Ad aprire sarà Il grande Giaffa, esordio di Marco Santi con Edoardo Pesce.
"Il grande Giaffa"
«È stata un’edizione difficile da costruire - ci racconta la delegata generale - L’industria è affaticata, a Cannes si percepivano già segnali di stanchezza e di nervosismo. Viviamo una crisi globale e il cinema inevitabilmente ne risente. Per questo quest’anno ci siamo sentiti chiamati ancora di più a un atto di responsabilità: chi programma un festival deve fare delle scelte di campo e la nostra missione era più sentita che mai».
Avevamo visitato il set del film tra Cuneo e la sua provincia, dove Marco Santi costruisce un noir esistenziale immerso nella nebbia del Nord, tra alberghi dal fascino anni Ottanta, un teatro e piazze sospese nel tempo, «un paesaggio alla Edward Hopper», come lo definiva Edoardo Pesce. Al centro c’è Giacomo Falta, un uomo qualunque che vive all’ombra degli altri finché nella sua vita irrompe il misterioso Grande Giaffa, figura idolatrata che lo costringe a fare i conti con il bisogno di essere visto. «Il tema è la necessità di apparire, il quarto d’ora di fama social. Essere famosi basta perché, come diceva Petrolini, “Digli che sei bravo e poi diventi bravo"» raccontava Santi. «All’inizio Falta è un uomo che subisce tutto ciò che gli accade intorno. Poi arriva questa figura che non si sa bene cosa faccia, ma che tutti ammirano. E lui comincia a chiedersi: perché lui sì e io no?», spiegava Pesce. Un interrogativo che, secondo l’attore, riguarda ormai un’intera generazione: «Sul set incontro spesso ragazzi che vogliono fare gli attori. Quasi nessuno mi chiede quale scuola frequentare. Mi chiedono invece: come si fa a diventare famosi?».









