Non è tanto la decisione della Bce di alzare i tassi di 25 punti base al 2,5% a preoccupare, ma quanto a lungo resteranno elevati il costo del denaro e i rendimenti.
Il tono usato dalla presidente Christine Lagarde è stato più restrittivo delle attese, amplificando l'impatto in Europa dell'aumento dei prezzi del gas naturale (83 euro, massimo da fine 2022) e del petrolio (oltre 106 dollari) e facendo schizzare giovedì 10 settembre i rendimenti dei titoli di Stato dell'area euro al top dal 2022.
Del resto Francoforte si trova di fronte a un'economia più resiliente del previsto, tanto da aver rivisto al rialzo le stime di crescita, ma anche a pressioni inflazionistiche più persistenti, soprattutto per effetto dello shock energetico.
Un conflitto prolungato in Medio Oriente, ulteriori danni alle infrastrutture petrolifere, scorte di gas ridotte in vista dell'inverno e prezzi dei generi alimentari più alti a causa della siccità potrebbero tutti contribuire a mantenere l'inflazione su livelli più elevati per un periodo più lungo.
Così i mercati obbligazionari scontano 75 punti base di ulteriore inasprimento, il che porterebbe il tasso sui depositi al 3,25% entro marzo 2027.Per i bond europei il contesto rimane complesso. «Alle indicazioni più restrittive della Bce si somma un tema di offerta», avverte Antonella Manganelli, ad della società di gestione Payden & Rygel in Italia. «Gli elevati livelli di emissioni governative possono esercitare ulteriore pressione sui rendimenti attraverso un effetto di crowding out (l'aumento delle emissioni da parte dei governi riduce la disponibilità di capitali per le aziende e ne innalza i costi di finanziamento, ndr)».
















