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Sembra ormai scontato che la Bce nella riunione del Comitato direttivo di oggi aumenti il costo del denaro portando i tassi di interesse al 2,75%, quindi di 25 punti base. Meno chiaro invece è il percorso dei prossimi mesi. Tra gli analisti, c'è chi sostiene che il ciclo restrittivo della Banca centrale sia ormai iniziato, e c'è chi invece scommette su una resilienza più robusta delle previsioni da parte dell'economia europea alle turbolenze internazionali. Di certo il prezzo del petrolio che sfonda la soglia psicologica dei 100 punti base acuisce i timori di una nuova fiammata dell'inflazione, che gli istituti centrali puntano come di consueto a scongiurare. Nonostante l'incertezza della situazione mediorientale e dell'andamento del mercato petrolifero, la maggior parte degli operatori ritiene quindi molto probabile un ulteriore rialzo al 2,74% dei tassi entro dicembre per arrivare poi al 3,10% entro settembre 2027. A fare da freno a questa tendenza potrebbe però essere l'intenzione dei policymaker di Francoforte di frenare la corsa dei rendimenti dei titoli di Stato che ad esempio per quelli tedeschi sono saliti al 3,0323%, il livello più alto dal gennaio 2024. Anche i tassi degli Oat francesi hanno toccato un nuovo massimo degli ultimi 18 anni al 4,28% mentre per i Btp italiani sono saliti al 4,21%.