«Come essere sorpreso, dunque, Emma, se oggi il tuo volto, la tua vita, il tuo nome è quello compreso, indicato, preferito da tanta parte d’Italia e non solo?». Era il 1999 quando Marco Pannella, storico leader del Partito Radicale, sostenne con queste parole un’irrituale candidatura a presidente della Repubblica di Emma Bonino, una delle figure istituzionali più prestigiose dell’area radicale, morta venerdì a 78 anni. Quell’anno Bonino non fu eletta, ma da allora il suo nome tornò molte altre volte nelle trattative per scegliere la più importante carica dello Stato.

Nel 1999 Bonino aveva 51 anni. Era diventata deputata, europarlamentare e commissaria europea dopo anni di attivismo in Italia e all’estero per i diritti civili, che aveva portato avanti anche nel corso della sua militanza nel Partito Radicale insieme a Pannella. Dopo le sue dimissioni dalla carica di commissaria e alla fine del mandato del presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, un comitato di sostenitori promosse la sua candidatura al Quirinale, cioè alla presidenza della Repubblica. Lei la accettò.

Per sostenere Bonino fu messo insieme un comitato elettorale, come per un’elezione popolare. Furono anche prodotti, per la prima volta per l’elezione di un presidente della Repubblica, spot televisivi. Circolarono sondaggi che dicevano che il consenso di Bonino sarebbe stato molto superiore a quello di Carlo Azeglio Ciampi, il candidato favorito, e fu redatto un libretto elettorale nel quale venivano ricordati i successi e i riconoscimenti ricevuti da Bonino negli anni, anche all’estero, e i suoi tanti incontri istituzionali.