Le immagini dell’11 settembre appartengono ormai ai libri di storia. Ma la domanda che ci consegnano resta ancora attuale: quale società vogliamo costruire davanti alle sfide del nostro tempo? La risposta non può essere la paura, ma la capacità di rimanere fedeli ai valori che hanno reso le democrazie occidentali un punto di riferimento. L’analisi di Simone Crolla, consigliere delegato della American chamber of commerce in Italy

Ci sono date che, anche a distanza di anni, continuano a dividere il tempo in un prima e un dopo. L’11 settembre 2001 è una di quelle. Chi era abbastanza grande da ricordarlo conserva ancora vivido il momento in cui le immagini delle Torri gemelle entrarono nelle case di tutto il mondo. Sembrava impossibile che potesse accadere. Eppure accadde. In poche ore crollarono migliaia di vite innocenti, ma anche molte delle certezze con cui avevamo immaginato il mondo dopo la fine della Guerra fredda.

A venticinque anni di distanza, quella giornata appartiene ormai alla storia. È giusto che sia così. Ma proprio perché è diventata storia, abbiamo il dovere di interrogarci su ciò che ci ha lasciato. Non soltanto sul piano geopolitico, ma anche su quello umano e civile. Per molto tempo abbiamo pensato che l’eredità dell’11 settembre fosse soprattutto la guerra al terrorismo. Oggi sappiamo che quella è stata soltanto una parte della storia. In questi venticinque anni abbiamo attraversato crisi finanziarie, pandemie, guerre nel cuore dell’Europa, nuove tensioni internazionali, rivoluzioni tecnologiche che stanno cambiando il nostro modo di vivere e di lavorare.