Era giovanissima tra le donne che abortivano, quando l’interruzione di gravidanza non era ancora legale. Era accanto a Enzo Tortora, quando in pochi capivano quanto tragicamente ingiusta fosse la sua detenzione. Era la gemella diversa di Marco Pannella - grosso e logorroico lui, minuta e sintetica lei - in un sodalizio di scioperi della fame e campagne referendarie che ha scritto la nobile e preziosa storia dei Radicali e che pareva inossidabile prima di raffreddarsi nei meandri di ciò che il «Signor Hood», nella sua amata e ostentata sregolatezza, visse come un tradimento e lei come un dovere: l’abbraccio con le istituzioni.
Mezzo secolo di politica
Prima volta deputata nel 1976 con i Radicali, poi rieletta con Ulivo e Forza Italia, due volte europarlamentare, ministra con Prodi e Letta, commissaria europea con Berlusconi, vicepresidente del Senato con Napolitano, Emma Bonino ha attraversato mezzo secolo di politica. Sempre a favore degli oppressi in Italia e nel mondo, battendosi in patria per garantismo, carceri dignitose e diritti civili, dall’aborto al divorzio, e fuori contro la pena di morte e i crimini contro l’umanità nei Balcani, in Africa, in Medio Oriente, nel Kurdistan. Sempre capace, da titolare della Farnesina, di affrontare con determinazione e coraggio le crisi. Tante: in Libia, in Siria, in India nella vicenda dei due marò. Sempre a combattere battaglie di civiltà, come quella per lo stop alle mutilazioni genitali femminili. Sempre europeista fino al midollo, convinta che l’Europa si fosse fermata a Maastricht invece di continuare con l’integrazione necessaria.










