Mercoledì il Senato ha votato per introdurre nella legge elettorale le cosiddette “preferenze”, cioè il meccanismo con il quale l’elettore può indicare non solo il partito, ma anche il candidato o la candidata da eleggere in parlamento. Su questo punto il centrosinistra aveva cercato di dividere i partiti di governo, approfittando del fatto che Forza Italia e Lega non erano favorevoli alla modifica mentre Fratelli d’Italia ne aveva fatto da sempre una sua battaglia storica. La maggioranza però ha trovato un compromesso su una forma “attenuata” del meccanismo delle preferenze, dopo qualche trambusto.

La discussione tra i partiti della maggioranza sulle preferenze era iniziata nelle scorse settimane, mentre la riforma elettorale era in discussione alla Camera. Fratelli d’Italia aveva tentato di inserirle con proposte anche un po’ contorte, che erano state tutte bocciate, nonostante minacce e correttivi. Era stata una sconfitta clamorosa per il governo, che nel voto si era diviso: aveva influito molto il fatto che alla Camera si vota con scrutinio segreto sulle questioni elettorali, cosa che ha permesso ai deputati della maggioranza di votare contro le indicazioni di Giorgia Meloni senza essere individuati.