La maggioranza in Senato ha votato l’emendamento alla legge elettorale che introduce il sistema con il capolista bloccato e la scelta per gli altri candidati. Bocciata invece la proposta delle opposizioni sulle preferenze integrali, su cui la sinistra aveva sfidato Fratelli d’Italia. Il destino del Melonellum però rimane in bilico: a destra continuano a crescere i dubbi su un testo che rischia di legare i partiti di governo al cappio di Vannacci.
Senato, interno giorno. In aula sono in corso le dichiarazioni di voto sull'emendamento alla legge elettorale delle opposizioni, per introdurre le preferenze integrali. Il senatore Pd Filippo Sensi si avvicina al banco di Matteo Renzi con un foglio in mano. Sembra di essere tornati ai tempi in cui Sensi era spin doctor di Renzi, a Palazzo Chigi. Il leader di Italia Viva scorre la pagina, poi chiede al presidente La Russa di parlare. "Per la prima volta, farò il mio intervento leggendo e non saranno parole mie", premette. Poi attacca: "Se noi siamo rappresentanti del popolo italiano, dobbiamo riconoscere agli italiani il diritto ad autodeterminarsi". È il discorso con cui, nel 2014, Giorgia Meloni chiedeva in Parlamento di inserire le preferenze nell'Italicum. È il climax di una serie di attacchi da sinistra sul tasto più sensibile per la premier, quello della coerenza.













