Oggi inizia l'esame della legge elettorale in Aula a Palazzo Madama. FdI sarebbe tentata di votare l'emendamento Pd sulle preferenze, no da Lega e Forza Italia. E Vannacci torna a sfidare MeloniOggi inizia l'esame della legge elettorale in Aula a Palazzo Madama. FdI sarebbe tentata di votare l'emendamento Pd sulle preferenze, no da Lega e Forza Italia. E Vannacci torna a sfidare MeloniLa legge elettorale alla prova della verità. Dopo giorni di dibattiti, emendamenti presentati (o solamente annunciati) e incontri tra sherpa del centrodestra, oggi (10 settembre) al Senato verranno scoperte le carte. Se l'impianto generale delle nuove regole del gioco rimarrà pressoché lo stesso - un maggioritario con premio di maggioranza - restano ancora alcuni punti da limare. Che, al di là dei tecnicismi, potrebbero portare altri punti di frizione tra gli alleati, come già accaduto alla Camera, quando l'emendamento sulle preferenze è stato bocciato - a scrutinio segreto - per un solo voto.Il nodo delle preferenzeSono proprio le preferenze a poter spaccare la maggioranza. Il centrodestra ha per ora presentato un emendamento unitario, fotocopia di quello della Camera: capilista bloccati, nessuna alternanza di genere per chi è primo nel listino, e tre preferenze. Ora Fratelli d'Italia sarebbe tentata di votare - ma rimane il no di Lega e Forza Italia - l'emendamento presentato da Alessandro Alfieri del Pd. Che prevede invece preferenze pure, sulla falsariga delle comunali: due nomi con alternanza di genere. E la sfida a Giorgia Meloni ora, come già avvenuto a Montecitorio, arriva anche da destra. Da Roberto Vannacci: "Oggi al Senato si vota sulle preferenze nella legge elettorale. C'è un emendamento (del Pd, ndr) che ripropone le preferenze pure, senza liste bloccate, analogo a quello che noi di Futuro Nazionale avevamo presentato alla Camera - dice su Fb -. FdI ad oggi ha introdotto delle preferenze meticce cioè con capilista bloccati che rappresentano una grossa presa in giro nei confronti del popolo italiano. Mi appello a tutta la destra e, soprattutto, a Fratelli d'Italia, che alla Camera aveva votato il nostro emendamento: votate anche questo”.Addio ballottaggioQuel che sembra certo, invece, è l'accantonamento del ballottaggio. L'emendamento di Marcello Pera (FdI) è ancora lì, ma non dovrebbe venir votato dal centrodestra. Il testo dell'ex presidente del Senato, depositato direttamente per l'Aula, assegna il premio alla coalizione che supera il 48 per cento al primo turno e, in mancanza, prevede un secondo turno tra le prime due sopra il 38, senza apparentamenti diversi da quelli iniziali. Presentato a titolo personale e letto da molti come una norma anti-Vannacci, l'emendamento non è stato ancora formalmente ritirato, ma dopo le due ore di vertice tra gli sherpa nella sede di Fratelli d'Italia l'ipotesi del doppio turno è tramontata definitivamente.La soglia per il premio di maggioranzaC'è poi la questione della soglia oltre cui far scattare il premio di maggioranza. "42 per cento era e 42 per cento resta", è la risposta che ieri il senatore di Forza Italia Roberto Rosso ha dato ai cronisti all'uscita da via della Scrofa, dopo l'incontro tra gli sherpa del centrodestra. L'ipotesi è che questa soglia potesse venire abbassata di un punto percentuale, al 41 per cento: a chiederlo era un emendamento della senatrice di FdI Paola Ambrogio, già presentato in commissione e poi accantonato. Dal vertice, però, è arrivata la conferma del 42. La norma anti-cespugliSi dibatte invece ancora sulla cosiddetta "norma anti-cespugli". Introdotta a Montecitorio, prevede di non conteggiare, ai fini del raggiungimento della soglia per il premio, i voti delle liste coalizzate che restano sotto il 3 per cento e non vengono ripescate - il ripescaggio, infatti, spetta a uno solo, il miglior perdente. Tradotto: i micropartiti non aiutano il leader della coalizione ad arrivare al 42 per cento. Per recuperare ogni decimale utile, FdI, Lega e Noi Moderati hanno firmato un emendamento che abbassa quel limite all'1 per cento. Forza Italia non l'ha sottoscritto e ieri, all'uscita dalla riunione, Rosso si è limitato a un "stiamo vedendo". Il punto è il più politicamente sensibile: nella discussione viene evocato il Colle, e c'è chi nel centrodestra sospetta che una soglia così bassa finirebbe per favorire il campo largo, dove vorrebbero confluire da +Europa alle nuove formazioni di Onorato o Ruffini.Cosa prevede finora il Melonellum (o Stabilicum)Al netto dei nodi ancora aperti, l'ossatura della riforma - "Stabilicum" per la maggioranza, "Melonellum" per le opposizioni - è ormai solida. Spariscono i collegi uninominali del Rosatellum e si torna a un proporzionale corretto da un premio di maggioranza: 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione che arrivi prima in entrambe le Camere e superi il 42 per cento dei voti validi in ciascuna, con un tetto massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato, esclusa la circoscrizione Estero. Se nessuno raggiunge la soglia, o se i due rami del Parlamento danno esiti difformi, il premio non scatta e si va di proporzionale puro. Restano le soglie di sbarramento del Rosatellum: 3 per cento per le liste, 10 per le coalizioni. Passa anche il voto dei fuorisede, frutto di un accordo bipartisan. E c'è l'obbligo, pena l'inammissibilità della lista, di indicare al momento del deposito del contrassegno il nome che verrà proposto come candidato premier, insieme al programma. Il voto finale a Palazzo Madama è fissato per il 15 settembre.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
La legge elettorale alla prova del Senato. Il nodo preferenze, l'accantonamento del ballottaggio: su cosa si discute e cosa prevede finora il Melonellum
Oggi inizia l'esame della legge elettorale in Aula a Palazzo Madama. FdI sarebbe tentata di votare l'emendamento Pd sulle preferenze, no da Lega e Forza Italia.













