Una delle novità più controverse contenute nel testo base del nuovo Codice della strada riguarda il ricorso al prefetto. Se la modifica entrerà in vigore, l'opposizione non potrà più essere inviata direttamente alla prefettura, come avviene oggi, ma dovrà essere obbligatoriamente spedita al comando da cui dipendono gli agenti o i militari che hanno accertato la violazione.

La modifica appare chiaramente ispirata a un duplice obiettivo:

eliminare un passaggio amministrativo, cioè la richiesta degli atti da parte della prefettura al comando di polizia o dei Carabinieri, che in futuro li trasmetterà insieme al ricorso;

ridurre i termini entro cui il prefetto dovrà emanare l'ordinanza-ingiunzione, che passerebbero dagli attuali 210 a 180 giorni.

Tutto ciò risulta però in netto contrasto con uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto: in ogni controversia, comprese quelle legate alla circolazione stradale, l'autorità chiamata a decidere deve essere formalmente terza rispetto alle parti coinvolte. Anche quando questo comporta un passaggio amministrativo aggiuntivo.