Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud
«O passa questa legge elettorale o per noi si va a votare subito, anche a novembre». È l'avvertimento che FdI ha esplicitato agli alleati nella riunione di maggioranza a metà di una delle giornate, a sentire i racconti di chi l’ha vissuta da dentro, più ad alta tensione per il centrodestra, per la mossa con cui il partito di Giorgia Meloni ha considerato, almeno fino alla mattinata, di sostenere la proposta delle opposizioni sulle preferenze pure.«Votiamo la legge ma così come l’abbiamo concordata», la reazione di Lega e FI che hanno fatto muro minacciando a loro volta irrigidimenti su altri dossier. Un braccio di ferro che ha poi portato a un riallineamento, lasciando però non pochi interrogativi sulla strategia della premier. La convinzione diffusa che sia stata guidata dai timori di un nuovo incidente - dopo la spaccatura a luglio - nel passaggio finale alla Camera, atteso a fine mese, e quindi abbia voluto mettere pressione agli alleati. Oppure un tentativo di "incidente controllato», rientrato appena prima che si consumasse veramente. Mentre dagli spifferi della coalizione filtrano sempre più insistenti voci di ripensamenti diffusi sulla effettiva convenienza di accantonare il Rosatellum. Sono valutazioni condivise, per motivi diversi, da alcuni leghisti, dagli azzurri convinti che il partito diventerebbe più centrale in caso di pareggio, e in generale da chi pensa che i collegi uninominali danneggerebbero Roberto Vannacci. Qualche dubbio, è il sospetto che circola tra i parlamentari, ora lo nutrirebbe anche la premier. «Leggende metropolitane», tagliano corto i suoi, facendo tra l’altro notare che con il Rosatellum i collegi si dividerebbero «senza sconti» e in quelli più ambiti FI e Lega sarebbero «marginali», mentre con la nuova legge elettorale sul listone si può essere «generosi».














