ROMA. Il pollice verso che si leva dai banchi della maggioranza in Senato è quello di Andrea De Priamo, presidente della prima Commissione a Palazzo Madama e meloniano di lunghissimo corso. È il segnale atteso dai parlamentari di Fratelli d’Italia: a dispetto di quanto fatto trapelare la sera precedente, alla fine voteranno contro il sub-emendamento con cui l’opposizione ha provato a introdurre delle preferenze “pure” all’interno della legge elettorale e, soprattutto, a spaccare il centrodestra. Mentre Roma è travolta da una tempesta, quella di Palazzo Madama - almeno all’apparenza - si risolve in un bicchiere d’acqua. Amaro, però, per Giorgia Meloni. Secondo quanto è possibile ricostruire la premier avrebbe preferito non dover rinnegare sé stessa per spirito di corpo. Meloni, insomma, per coerenza avrebbe davvero ragionato sulla possibilità di sostenere le modifiche con cui Pd, M5S, Avs e Iv hanno provato lo scacco matto, ma ciò avrebbe significato venir meno alla faticosa intesa raggiunta con Matteo Salvini e Antonio Tajani, basata sì sull’introduzione delle preferenze ma in una versione con i capilista bloccati. Quella che, a valle di una lunga giornata parlamentare e di diversi contatti tra i leader del centrodestra, viene poi approvata. È per questo che, quando l’orologio batte le ore 14 e l’Aula è in fremente attesa, l’inizio dei lavori viene rinviato più volte. Negli uffici della presidenza del Senato si susseguono capannelli e riunioni. Prima gli sherpa e la ministra Maria Elisabetta Casellati per sciogliere il nodo sulla norma dei cosiddetti “cespugli” attenzionata dal Quirinale. Poi Lucio Malan, capogruppo FdI, e pochi altri assieme a Ignazio La Russa. La loro telefonata con Meloni non è solo una presa d’atto di quanto accadrà poco dopo in nome della volontà di non prestare il fianco «alle strumentalizzazioni» del campo largo, ma è anche l’occasione per manifestare una certa insoddisfazione per com’è andata da parte della premier.
Legge elettorale, l’imbarazzo di Meloni: “Figuraccia da evitare”. I dubbi sulla linea La Russa
La maggioranza tiente sulle preferenze: bocciato in Senato l’emendamento delle opposizioni. In FdI l’idea che l’ammissione del testo in Aula sia stata una «leg…












