di
Francesco Verderami
FdI per «stanare» il Pd ha creato il cortocircuito. Meloni sul centrosinistra: «Le preferenze non le vogliono. Piuttosto si farebbero mozzare una mano». L’altro motivo di irritazione è che nell’opinione pubblica si possa radicare l’idea di una premier concentrata su temi di Palazzo: «Si parla di legge elettorale quando la gente vuol sentire parlare d’altro»
Giorgia Meloni considera la riforma elettorale una «riforma di sistema», «per evitare che le elezioni finiscano con il pareggio»: «Se vinco continuo a governare. Se perdo vado all’opposizione. Poi voglio vedere quanto durano loro». Intanto la sua priorità è cancellare il Rosatellum, così da evitare lo «scenario peggiore»: se dalle urne non uscisse un vincitore e FdI risultasse partito di maggioranza relativa, la premier è consapevole che sarebbe sottoposta a forme di pressione per dare un governo al Paese.
E soprattutto dovrebbe gestire le pulsioni nel partito: la sua preoccupazione maggiore, già vissuta all’epoca del governo Draghi. «Non esiste». Perciò vuole l’approvazione dello Stabilicum: «Ci punto». Sono considerazioni che aveva espresso appena l’altro ieri, poco prima che la maggioranza si avvitasse proprio sulla legge elettorale al Senato. Dove il Pd aveva chiesto il voto su un subemendamento per le «preferenze libere», un meccanismo diverso da quello già previsto dalla maggioranza. «Quelli le preferenze non le vogliono. Piuttosto si farebbero mozzare una mano», commentava la premier.










