L’approvazione alla Camera dei deputati, con un voto quasi unanime che ha superato le tradizionali steccate ideologiche, del testo unificato di riforma del settore segna per l’Italia un passaggio di maturità istituzionale e strategica di primaria importanza. Il commento di Carlo Prosperi, caposegreteria della presidenza della commissione Cultura della Camera e docente presso il master in Management dell’audiovisivo di Treccani Accademia

Se la “geopolitica dell’immaginario” e la competizione sui contenuti multimediali rappresentano le vere frontiere del soft power globale, il cinema e l’audiovisivo non possono più essere considerati semplicemente un comparto artistico o una voce di spesa nei capitoli del bilancio dello Stato, ma una leva fondamentale della sovranità culturale e dell’attrattività industriale di una Nazione. L’approvazione alla Camera dei deputati, con un voto quasi unanime che ha superato le tradizionali steccate ideologiche, del testo unificato di riforma del settore segna per l’Italia un passaggio di maturità istituzionale e strategica di primaria importanza.

Dopo un decennio dall’introduzione della legge n. 220/2016, il Parlamento ha accolto nei fatti l’autorevole appello rivolto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dei David di Donatello, consegnando al Paese un’architettura normativa profondamente rinnovata. Superare il testo del 2016 non significa disconoscerne il valore originario, ma prendere atto che le metriche di mercato, la penetrazione delle piattaforme globali e l’accelerazione tecnologica imponevano un adeguamento strutturale, non più rinviabile.