Il petrolio a 101 dollari al barile non si vedeva dalla fine di maggio scorso. Bisogna andare invece indietro fino a novembre del 2023 per vedere i massimi raggiunti ieri dai Treasury a 10 anni americani arrivati ieri a toccare in giornata il 4,85%, delusi anche dal piano di buyback del Tesoro. Questo mentre il gas europeo volava oltre quota 80 euro a Megawattora, un ricordo invece di quasi quattro anni fa, gennaio del 2023, a un anno dall'avvio della guerra in Ucraina. Per finire con l'effetto sulle azioni. Il risveglio del Brent ha penalizzato l'S&P 500 (-0,4%), sceso per il terzo giorno consecutivo, e un po' tutte le Borse europee (il Ftse Mib è sceso dello 0,58%). I nuovi timori tra inflazione e aumento dei tassi alimentati dall'ennesima esclalation nel Golfo hanno fatto dunque allargare le tensioni un po' ovunque sui mercati. Anche il dollaro si è avvicinato al suo minimo in circa sette mesi con l'aumento dello yen.
IL FARO SUI PREZZIIl nuovo picco dei costi energetici è arrivato mentre i trader si preparano per i dati chiave sull'inflazione di questa settimana. La questione dei prezzi e delle mosse della Fed, al bivio se aumentare i tassi per la prima volta in tre anni, potrebbe dominare la riunione del 15-16 settembre, nella settimana cruciale anche per la Banca del Giappone.Con i funzionari della banca centrale americana preoccupati per l'inflazione persistentemente elevata, ma divisi su come la politica monetaria dovrebbe rispondere a breve termine, le nuove pressioni sui prezzi potrebbero far salire le probabilità di ritocco al rialzo per i tassi Usa (al momento i mercati scommettono su una probabilità pari al 60% di rialzo a settembre). Ma non è escluso che l'aggiornamento sui prezzi in arrico possa spingere la Fed a prendere altro tempo.Il Bureau of Labor Statistics pubblicherà oggi i dati di agosto per l'indice dei prezzi alla produzione, seguiti domani dall'indice dei prezzi al consumo venerdì. A questo ha guardato ieri il rendimento dei titoli di Stato statunitensi, non confortati nemmeno dal nuovo intervento del governo sul mercato. Il dipartimento del Tesoro statunitense ha annunciato che riacquisterà 6 miliardi di dollari di debito pubblico a lunga scadenza. Ma gli operatori scommettevano su un'operazione ben più ampia per alleviare le vendite.In Europa, invece, l'appuntamento è fissato oggi per la Bce. Con i prezzi sotto pressione: il mercato sconta già un aumento del costo del denaro di 25 punti base, che porterà i tassi al 2,5%. Ma sotto la lente ci saranno soprattutto le dichiarazioni della presidente Christine Lagarde con le possibili indicazioni per il futuro.Nel Vecchio Continente, già alle prese con la stretta mondiale sui carburanti (tra diesel, jetful e olio combustibile per le navi), si fanno avanti i timori sulla caccia al gas già scattata in vista di un inverno che dovrà fare i conti con un livello di stoccaggi particolarmente basso. Le riserve europee sono piene al 64%, con la Germania ai minimi storici (54%) che finisce per far pagare le tensioni sui prezzi anche alla ben più virtuosa Italia (all'84%). Complessivamente l'intera Europa affronterà l'inverno con 14,6 miliardi di metri cubi di gas in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.Ed è questo, insieme all'attacco di droni segnalato nella regione russa di Yamal, un importante centro per l'industria del gas del paese) che ha spinto ieri i prezzi del gas al Ttf di Amsterdam all'ennesimo massimo (i future hanno finito per chiudere in rialzo del 4% a 78,9 euro a Megawattora). Una soglia ancora molto lontana dai livelli folli raggiunti nel 2022, ma sufficiente a fotografare un rialzo del 140% in un anno. I contratti del gas del Regno Unito, invece, sono saliti addirittura oltre i 200 pence a therm, raggiungendo il massimo da dicembre 2022 prima dei guadagni.Il punto è che i flussi di gasdotti russi verso l'Europa sono crollati dall'invasione dell'Ucraina da parte di Mosca quattro anni fa, ma Yamal LNG fornisce ancora circa il 5% del fabbisogno di gas della regione. Qualsiasi interruzione rimuoverebbe quindi un'altra fonte di approvvigionamento da un mercato che è già alle prese con la perdita di gran parte del Gnl che normalmente passa attraverso lo Stretto di Hormuz. Senza dimenticare che a partire da gennaio, secondo i paletti imposti da Bruxelles, l'Europa dovrebbe fare a meno anche del Gnl di Mosca.












